Napoli: in una città in crisi, la musica fa le valige
21:36 in Approfondimenti da Stefania De Sio

Napoli, la città del sole, del mare, della musica. Sì, della musica. Perché Napoli è una città che ha la musica nel sangue. La musica classica, quella nelle ville e nei grandi teatri. La musica popolare, quella nelle sale, nei locali, nelle strade. Napoli vive di musica. Eppure, c’è chi a Napoli di musica muore. Fortunati i musicisti che, in tempi migliori, e andati, sono riusciti a trovar spazio per diventare artisti, quei musicisti con un palcoscenico e un pubblico, per intenderci. Ma oggi, è sempre più difficile per gli emergenti emergere, per l’appunto. Tanti i locali e i discopub nella scena partenopea e campana che fanno musica dal vivo. Ma resta tutto a circuito chiuso.
Girando tra i locali la scena è sempre la stessa. Poca la musica inedita in una scena sempre più affollata da cover band tutte tremendamente uguali, che suonano sempre gli stessi brani, quelli scritti da altri. Solite band che girano, dando poco spazio alle emergenti, soliti locali, solito pubblico dei pochi affezionati. Solito e basso cachet. Ma non c’è neanche da lamentarsi. Sembra che sia già un successo entrare nella cerchia dei locali giusti per garantirsi 4-5 serate al mese, se tutto va bene. Insomma, pare non bisogna lamentarsi se si suona così, per passione, il fine settimana, con e tra amici. E il talento? Che esso debba persino ringraziare il direttore artistico di un locale per potersi esprimere ai commensali dei loro banchetti? Che debba ritenersi fortunato di quelle serate venute come oro (si fa per dire) piovuto dal cielo? Chi si diletta di musica a Napoli non può che divertirsi. Chi vive di musica a Napoli non può che morire.
Chi vuole provare a vivere di musica, non lasciando il sole e il mare della sua città, ha due strade davanti. Aggrapparsi alla speranza, quella che non muore mai, aspettando di essere notato e portato un giorno alla ribalta, aspettando di fare qualche “conoscenza” di fortuna. Oppure emigrare, portando via un pezzo della sua città al di fuori delle sua mura. E’ il caso dei VESUVIO.
Vesuvio, storia di musica che emigra
I VESUVIO. Il nome la dice lunga sulla voglia di restare legati alla propria terra. L’unico vulcano attivo di tutta l’Europa continentale. Un vulcano che i componenti sperano possa essere in continua eruzione, anche oltreoceano. La band nasce dall’incontro tra il batterista Tony Eboli (che vanta collaborazioni con i Codice 22 e i 99 Posse) ed il bassista-cantante Valerio ‘Fluido’ Celentano (che vanta collaborazioni dal vivo e in studio con Lucariello degli Almamegretta e Francesco Boccia, 3° classificato a Sanremo 2001).
Tony e Valerio, già sulla scena campana con numerose tribute band, dopo aver lavorato insieme al progetto di una tribute band (CSIC BAND) di Vasco Rossi, e avuto la fortuna di suonare anche con alcuni dei musicisti del cantante romagnolo (Alberto Rocchetti, Andrea Innesto, Claudio Golinelli e Clara Moroni), decidono la scorsa estate di dare vita a un progetto nuovo e internazionale. Un progetto nato a Napoli ma di più ampio respiro, pronto a portare del buon Rock nei club di New York City, con il sogno di poter poi un giorno girare il mondo, come quegli artisti di quei tempi, migliori, andati.
La line-up della band prevede un duo drum and bass, che a seconda delle ispirazioni e delle esigenze musicali, si avvale di volta in volta della collaborazione di svariati musicisti. Il loro EP di prossima uscita vedrà come ospiti musicisti del calibro di Andrea Innesto (Sassofono), Keith Robinson (chitarra), John Alden (voce e chitarra). Per il primo singolo “Spoon” (brano rock strumentale scritto dal bassista Valerio) è stato chiamato Giulio de Cristofaro alla chitarra. È insieme al chitarrista di talento, nonché amico, che la band fa le valige e parte in quel di New York lo scorso settembre, alla ricerca di palcoscenici importanti. Tony, Valerio e Giulio, già conosciuti nell’ambiente musicale campano, debuttano come VESUVIO proprio lo scorso settembre, al Sea Legend di Varcaturo (Na), esibendosi in un set strumentale seguito da una jam session. Un buon augurio prima dell’imminente partenza per gli Stati Uniti d’America. Registrano un video semplice, edito da Mimmo Di Cicco, per “Spoon”, una sorta di saggio di ciò che amano suonare e comunicare, un movimento costante e carico di energia come biglietto da visita per gli Stati Uniti. Arrivati a nella Grande Mela, con l’aiuto del loro manager Daniela Gaudino trovano un appartamento e locali nei quali esibirsi. La loro devozione al Rock e un’influenza groove dance-funk rende i loro show accattivanti ed esplosivi. Dal vivo, il gruppo è supportato da sequenze elettroniche e dall’utilizzo di strumenti di ultima generazione, come iPad e Midi-Controller, che rendono il loro live sempre nuovo ed imprevedibile, mixando pezzi cantati e brani strumentali di grande impatto, apprezzati anche dal pubblico selettivo e abituato a grandi artisti come quello della Grande Mela.
Fuga di talenti
Purtroppo però la favola dei Vesuvio deve segnare la fine di un capitolo a dicembre, con la scadenza del permesso, valido solo tre mesi, per restare in America. I ragazzi fanno le valige e ritornano a Napoli dopo la breve parentesi. Tornato a casa però, il vulcano non ferma la sua attività, e si carica pronto a una nuova eruzione. Tony Eboli e Valerio Celentano sono pronti a fare nuovamente le valigie e tornare a New York City in quel di aprile, dove registreranno il nuovo singolo”Tribute”, e proveranno a prendersi la scena newyorkese tanto ambita e desiderata. Un capitolo si chiude ma il libro continua.
New York rappresenta da sempre il sogno nel cassetto di molti. Musicisti e non. Sarebbe bello poter dire un giorno che il sogno nel cassetto sia la propria città. A Napoli non si suona solo la tarantella, la canzone neomelodica o il blues e il jazz targato Pino Daniele. A Napoli il rock ha un cuore che batte. C’è sete in città di puro rock. E i Vesuvio sono la prova del cuore rock pulsante. Ma in una città piena di problemi come quella partenopea, il cuore c’è ma il corpo non funziona. E allora serve un petto nuovo. Sarebbe bello che il rock come quello dei VESUVIO battesse nel petto di Napoli ma si sa, quando qualcosa non funziona, il trapianto è l’unica soluzione. Il talento è in fuga, e anche la musica come ogni altro bene prezioso di un paese perde pedine importanti. I locali di Napoli e dintorni dovrebbero dare più spazio alla musica inedita e avere più rispetto per le band, che spesso vengono sottopagate, quelle che vengono prese in considerazione. E invece troppo spesso si concede la scena solo a chi rende omaggio a qualche artista dal nome importante, per attirare pubblico (clientela) al proprio bancone o al proprio tavolo. Il che va anche bene, se non fosse l’unica pappa servita. Sono pochi davvero i direttori artistici che “rischiano” con band da pezzi “sconosciuti”, premiando e promuovendo la musica nuova. Il Rock non è morto. Ma rischia la vita a Napoli. E allora poi è inevitabile armarsi di coraggio e speranza e cercar vita in posti più sicuri. Come ci racconta la storia dei VESUVIO.
















